Esercizi di giornalismo


prendere_appuntiDando un’occhiata alle parole chiave che conducono a questo blog, ho notato una insolita richiesta di “esercizi di giornalismo”. Non so bene da che cosa scaturisca questa necessità, ma voglio provare a spiegare il senso della rubrica che attira questi contatti e che attualmente è la più letta: Esercizi di giornalismo su Google.

Attraverso il buon utilizzo di internet, infatti, è possibile verificare gran parte delle fonti. Gran parte, non tutte, quindi è bene ricordarsi che non si può fare il giornalista esclusivamente cercando cose su Google, il nome della rubrica è una forzatura. Detto questo, possiamo utilizzare la rete per filtrare molte informazioni che arrivano soprattutto dai social network. Quest’operazione si chiama debunking e consiste nel controllare la veridicità di una notizia. Si sta sviluppando moltissimo anche il fact checking, che è la stessa operazione di verifica svolta però in social networking, quindi grazie alla collaborazione tra più persone sul web. Ma non dilunghiamoci.

Ho finora applicato le fondamentali regole di verifica giornalistica ad alcuni “casi” nei quali mi sono imbattuto in rete. Li trovate tutti qui. L’ultimo ha toccato il Papa e le accuse che sono esplose in rete dopo la sua elezione. Solo questo pezzo ha registrato oltre 600 accessi, significa che un bisogno di verifica c’è, soprattutto per i lettori, che forse sono un po’ stufi dei si dice oppure dei sembrerebbe che.

Il controllo di diversi siti web, la ricerca di informazioni attraverso Google e i link che ogni articolo propone possono fungere da filtro iniziale per le notizie. Il nemico da sconfiggere è la viralizzazione, cioè la condivisione compulsiva di contenuti emozionali i quali trasmettono informazioni approssimative che fanno leva sui sentimenti delle persone. Un esempio, che ho trattato nell’articolo su Papa Francesco, è la presunta foto di Jorge Mario Bergoglio in compagnia dell’ex dittatore Jorge Videla. Caricata su Facebook con una didascalia che insinuava l’identità del Pontefice, ha subito ottenuto centinaia di interazioni, diffondendosi a macchia d’olio per la rete. Eppure sarebbe bastato accertarsi dell’identità del personaggio in foto (Pio Laghi) a partire dai dubbi sollevati da alcuni utenti nei commenti alla foto stessa. In questi casi, il ruolo dei giornali dovrebbe essere quello di arginare le emotività che producono la viralizzazione di contenuti errati.

Le informazioni errate e non prontamente corrette rischiano di continuare a diffondersi anche molto tempo dopo la loro produzione, secondo il teorema della coda lunga che, in questo caso, è applicato sotto un aspetto negativo. L’utente medio, che non è portato a verificare i contenuti e si fa prendere dall’emotività, continua a dare la spinta alla diffusione di queste immagini. E così via. Non mi stupirei del fatto di rivedere Pio Laghi/Bergoglio con Videla tra un paio d’anni. La stessa cosa è accaduta con le finte foto degli stupri di Abu Ghraib. In quel caso, addirittura, ho osservato come il falso, prodotto da X per screditare Y, è finito con l’essere utilizzato, dopo qualche anno, da Y per screditare X.

Il debunking è quindi necessario per mantenere in buona salute l’informazione. È però molto costoso, e difatti si manifesta più sui blog che sui giornali. In certi casi è piacevole vedere che questa necessità è condivisa e ben soddisfatta. Qui la redazione di Tagli.me (composta da amici e validi colleghi) ha provveduto a utilizzare il mio articolo e tanti altri per approfondire ancora di più le accuse al Papa, con addirittura tre diversi post. Un lavoro egregio che dimostra l’applicazione, in positivo, della coda lunga. Ora dobbiamo solo attendere che se ne accorgano i giornali, ma è solo questione di tempo.

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