La Cina tortura i bambini per le Olimpiadi, anzi no


*ha collaborato Cristina Cucciniello

Ai giochi olimpici la Cina è solitamente tra le prime nazioni nel medagliere. La recente vittoria dell’oro di Shiwen Ye nei 400 misti – con l’atleta che ha stabilito il nuovo record del mondo – ha riaperto il discorso doping a causa delle prestazioni fuori dal comune della giovane cinese. Pochi giorni fa, oltre alle accuse di presunto doping, giornali britannici come il «Daily Mail» e il «Mirror», ma anche la tv statunitense CBS, hanno diffuso notizie riguardanti presunte torture inflitte a bambini in tenera età con il fine di prepararli a vincere quintali di medaglie.

La viralizzazione di notizie del genere è immediata perché fa leva sull’emotività delle persone (si parla di torture a bambini, non c’è ideologia che tenga) e su un fortissimo stereotipo occidentale: quello della Cina barbara e dispotica che sfrutta le persone. Non possiamo verificare lo stereotipo (dovremmo almeno andare a vivere in Cina per un po’, ma più che altro non avrebbe senso), ci occupiamo della notiza. Ecco un’immagine che sta facendo il giro di Facebook.

Il Curiosone è un sito web di notizie “strane” che attira molti click, si trovano le cose più bizzarre e naturalmente un sacco di bufale. Il sito indica come fonte due articoli del «Daily Mail», uno datato 11 agosto 2010, l’altro, recentissimo, del 1° agosto 2012. È l’articolo che ha fatto scoppiare il caso e che è stato riportato quasi integralmente da innumerevoli siti web e blog sparsi per la rete, su Google ne troviamo copie fino alla nausea.

Analizziamo i pezzi rapportandoci con le immagini. Il primo non è affatto scandaloso, ma descrive la durezza degli allenamenti ai quali vengono sottoposti i bambini che intraprendono la “carriera” da ginnasti. Immagini forti, sì, ma nulla di molto diverso da ciò che possiamo vedere nella scuola di danza classica o di circo a due passi da casa nostra. Il secondo articolo invece contiene l’immagine cruenta della bambina con le ginocchia piegate, che funge da chiave interpretativa per le presunte torture inflitte ai giovanissimi cinesi. Da dove arrivano queste foto? Dal Nanning Gymnasium di Nanning (capoluogo della provincia autonoma dello Guangxi, Cina meridionale) secondo quanto ci dice il tabloid britannico. Con una piccola ricerca su Google (e l’aiuto della collega giornalista) scopriamo che la fonte di questo articolo è un pezzo pubblicato dal sito Chinasmack.com, che però risale al 6 gennaio 2012. Alcune foto arrivano da qui, quindi sono vecchie di almeno 8 mesi. Anzi di più, perché il sito cita un’altra fonte, un articolo del 27 ottobre 2011 con le stesse immagini.

Con il nostro fedele Google Translate impostato su Cinese/Italiano non troviamo traccia di torture. Cosa dice l’immagine di apertura con le due bambine sdraiate in terra piangenti? Chen, un’altra collega di origine cinese (che ringraziamo moltissimo), traduce così: «Una serie di movimenti da ripetere anche centinaia di volte per cinque anni, solo 30 ginnaste vengono ammesse e in poche resistono fino alla fine. “Ci sono ragazzine che hanno grandi potenzialità ma si ritirano, questo è un peccato” dichiara un allenatore». È lo slogan di una scuola di ginnastica femminile. Lo striscione rosso a metà immagine? È coperto per metà e nella parte scoperta recita «[…] evento sportivo per genitori e figli». Una sorta di saggio, si presume. La prima considerazione da fare è che se un allenatore si lamenta del fatto che alcune bambine abbandonino, è chiaro che la scuola di ginnastica non sia una prigione ma, appunto, una scuola a frequentazione volontaria. La presenza dei genitori suggerisce che essi non sembrerebbero all’oscuro degli allenamenti, anzi che li vadano a cercare (magari attirati dallo slogan). Esattamente come la mamma che porta la figlia a danza. Lo riporta anche news.qq.com, l’equivoco nasce da China Smack.

Ma torniamo al Nanning Gymnasium. Lo convertiamo in ideogrammi e lo cerchiamo su Baidu (motore di ricerca cinese). Scopriamo che in realtà non esiste. O meglio, esisterebbe con il nome di Guangxi Sports Center, modernissima struttura con sede a Nanning che, guarda caso, ospiterà nel 2014 i Campionati Mondiali di Ginnastica. “Nanning Gymnasium” sembra una sorta di approssimazione, poiché non riusciamo a trovare traccia di un impianto con quel nome. Una struttura modernissima stona un po’ con i capannoni che si vedono sullo sfondo delle immagini diffuse dal Daily Mail. Qui troviamo un credito sull’immagine più nota: è opera della Barcroft Media, agenzia fotografica con sede a Londra che lavora per il «Daily Mail» e sul proprio sito ha pubblicato il famoso reportage. Mancano però le date. Non possiamo accedere alle immagini in alta definizione (e leggere i metadati) perché dovremmo acquistarle. Intanto il «Daily Mail» diceva che l’autore delle foto è tale Zhang Yuan (citato anche da news.qq.com), che è come dire Mario Rossi in Italia. Cercandolo su Google troviamo di tutto, persino donne con lo stesso nome. Troppo vasto.

Apriamo un filone parallelo. La viralizzazione funziona anche grazie a video caricati su YouTube (chi non ricorda Kony 2012?). Ed ecco che ne compaiono almeno due: A e B. Il video B risale addirittura al 2007. La struttura è identica a quella delle immagini: un insieme di contenuti con fonti diverse e non citate accomunate dall’estetica, interpretate attraverso una chiave fornita da chi diffonde questi elaborati. Grazie a una traduttrice francese, sappiamo che il secondo video (con diverse voci narranti coperte dalla musica, aggiunta dopo) non accusa la Cina, ma fa un discorso generale sui metodi di allenamento ai quali vengono sottoposti gli atleti sin da bambini in funzione del successo sportivo. La Cina è un semplice esempio. Si conclude con questa scritta che compare per meno di mezzo secondo: «Questo video non ha l’intento di disgustarvi ma solo di farvi vedere come lo sport possa diventare qualcosa di poco bello». Alcune immagini sembrano tratte da questi video: la questione in sé è vecchia di almeno cinque anni.

Torniamo a Nanning, la bambina con le ginocchia piegate compare qui. Siamo su un sito cinese trovato grazie a Baidu in collaborazione con Google Translate attraverso le parole chiave “ginnastica bambini nanning”. Ma l’articolo è recentissimo: 8 agosto 2012. I toni sono smorzati – le “torture” sono “allenamenti duri” – e l’unica immagine che proverrebbe da Nanning è proprio la prima. La data di pubblicazione è sospetta. Negli ultimi cinque anni queste notizie sono saltate fuori in occasioni “curiose” almeno tre volte: Olimpiadi di Pechino 2008, nomina di Nanning a sede dei Campionati Mondiali di Ginnastica 2014 (novembre 2011), attuali Olimpiadi di Londra 2012. Troppo; oltretutto la ridondanza è praticamente infinita e copre anche quei pochi barlumi di verità che riusciamo a intravedere.

Le immagini, al netto (per quanto possibile) delle insinuazioni e dell’emotività, mostrano allenamenti durissimi e piuttosto discutibili, ma non è affermabile che queste pratiche siano esclusivamente cinesi. Ad esempio, avete presente le cheerleader? Ecco cosa succede negli Usa. Un altro video cruento, anche se le cheerleader non vanno alle Olimpiadi. La Cina, peraltro, non sembra avere nessun interesse a nascondere queste pratiche: le fotografie sono state scattate da distanze talmente ravvicinate che solo una persona autorizzata (questo Zhang Yuan) avrebbe potuto farlo. Ed è difficile, in Cina (ma anche in molti altri paesi), scattare foto di questo tipo senza autorizzazione. Anzi, alcune immagini sono utilizzate persino a scopo pubblicitario per testimoniare la rigidità di certe scuole di ginnastica.

Una lunga serie di operazioni di collage ha distrutto i legami con le fonti, al punto che persino un sito cinese scrive dei durissimi allenamenti pescando a caso tra le immagini diffuse. Non è abbastanza per parlare di torture (che, per definizione, sono inflitte contro la volontà dei torturati) ma si può approfondire il discorso su certe modalità di allenamento, ricordandosi, però, che non avvengono solo in Cina. La viralizzazione delle informazioni ha finito con l’inficiarne la validità.

3 risposte a “La Cina tortura i bambini per le Olimpiadi, anzi no

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