Quanto è morbosa questa rete


password-280x186English version >>

Un’osservazione sommaria dei contenuti condivisi su internet può far capire come mai Google abbia scelto di filtrare i risultati delle proprie ricerche con il SafeSearch, escludendo siti web e multimedia di carattere potenzialmente erotico. La ragione è che ce n’è così tanto che è facilissimo trovarne. Ma è facilissimo proprio perché questo genere di materiale è molto richiesto. Molte parole chiave possono essere piuttosto ambigue, o fuori contesto, e condurre al porno quando si cercava tutt’altro. Oppure viceversa, come mi è successo sull’altro blog che gestisco, Carta Scampata, per il quale avevo recensito un libro di letteratura erotica. Non sto a elencare le parole chiave che hanno condotto a quell’articolo, davvero molto letto.

A parte questo, il discorso non vale solo per il porno, ma si può estendere a moltissimi altri campi, dalle merci illegali ai contenuti piratati. Viene a noia persino stilare un piccolo elenco. Il problema è che questa caratteristica di internet sembra comporre il cosiddetto rovescio della medaglia di quel mondo fatto di libertà di espressione, condivisione di informazioni e scambio di idee che rende questo medium il vero veicolo di gran parte delle nostre comunicazioni. I detrattori possono trarne a piene mani all’occorrenza, tacciando Twitter o Facebook (o simili) di razzismo, sessismo, voyeurismo e chi più ne ha più ne metta, a seconda del “caso” che in quel momento “fa notizia”.

La morbosità di internet è la manna dei suoi detrattori, che ne pescano all’occorrenza, per screditarne questo o quell’altro aspetto.

Come introducevo in questo post, ovviamente le cose non stanno così. Internet è un mare magnum di tutto ciò che l’uomo mette online, e così appare palese che il voyeurismo, il razzismo, eccetera, siano caratteristiche prettamente umane che sul web si vedono prima che nel mondo offline. L’analisi di questi comportamenti spetta, forse, a sociologia e psicologia, perché internet diventa una formidabile lente d’ingrandimento puntata sulla comunità umana. Naturalmente non bisogna commettere l’errore di considerarla un campione rappresentativo, come scrive Silvio Gulizia in questo articolo, secondo una ricerca di Pingdom sono 2,4 miliardi gli utenti di internet, circa un terzo della popolazione mondiale. Grossi numeri, ma relativi solo al mondo digitalizzato, che non rappresenta la maggioranza, ancora.

I comportamenti per i quali ci indigniamo, che denigriamo a piacimento e che demonizziamo, sono umani; conviviamo con essi dall’alba dei tempi. Sembra una banalità dirlo, ma prima di attaccare internet, si pensi al reato (dal punto di vista della Legge o della Morale) che stiamo additando, e chiediamoci se esisterebbe lo stesso anche senza il web. Nella maggior parte dei casi la risposta sarebbe positiva. Reati particolari come il cyberstalking sono poi una declinazione web di reati già esistenti. Il web non crea nulla, al massimo amplifica.

I comportamenti deprecabili che vediamo in rete sono creati dall’uomo, ed esisterebbero lo stesso anche senza internet, solo che non li vedremmo. O comunque in tempi molto più lunghi.

Concludo con una piccola divagazione, che approfondirò meglio nei post successivi. È possibile arginare la morbosità in rete? Si tratta di una questione che spesso torna in auge, chiediamoci, invece, se è possibile arginare ciò che nel senso comune intendiamo per morbosità (comportamenti illegali, devianti e potenzialmente pericolosi, che spesso creano dipendenza) nel comportamento umano. Esiste un browser che si chiama Tor, il quale permette di navigare in internet in maniera del tutto anonima, accedendo sia a siti bloccati (gioco d’azzardo, pornografia), sia al cosiddetto Deep Web. Che cos’è? Tutto ciò cheè online e non viene indicizzato dai motori di ricerca o linkato da qualsiasi tipo di sito, spesso perché è impossibile indicizzare tutto, in alcuni casi perché i siti vogliono volutamente essere nascosti (Cypher Web). All’interno di questo mondo ve ne sono moltissimi altri. Volete farvi mandare via posta della droga o delle armi? Oppure preferite un bel sito di pedopornografia? C’è tutto quello che volete, e la cosa sconvolgente è che bastano pochi clic. Naturalmente c’è anche molto altro, ci sono email di multinazionali, libri, film, ricerche scientifiche e persino un manuale per costruire un astronave (pare) perfettamente funzionante.

Questo viaggio lo faremo un’altra volta, per adesso l’importante è sapere che la morbosità, più che della rete, è dell’uomo. E se non ci piace possiamo tranquillamente ignorarla, ma non mettiamoci in testa di cancellarla o vietarla, perché esisterà sempre e sarà sempre di facile accesso, come vedremo prossimamente con Tor.

Copertina: webnews.it
Foto: bemagazine.tv

3 risposte a “Quanto è morbosa questa rete

  1. Pingback: How This Web Is Diseased | Homo Monitor·

  2. Pingback: Is This Web Diseased? | Homo Monitor·

  3. Pingback: Is This Web Diseased? | Homo Monitor English Version·

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...