Cosa è cambiato nei media dopo la Maratona di Boston


barometerDall’articolo originale pubblicato su The Daily Barometer, un ragionamento sul cambiamento dei media, soprattutto con l’avvento di Twitter, che gradualmente stiamo imparando (noi utenti) a utilizzare con criterio. Ora, sempre più, si è in grado di smascherare in fretta una bufala prima che si diffonda a macchia d’olio. Un monito per i giornali: «Adattatevi o morite».

I media, come sappiamo, sono cambiati per sempre.

È stato chiaro che sarebbe accaduto già negli ultimi anni, ma gli eventi di Boston di giovedì 18 aprile e di venerdì 19 hanno sancito il proverbiale colpo di grazia. Quattro di noi, il 18 aprile, sono andati in giro dopo il lavoro.

C’era solo un argomento di discussione: che cosa stesse accadendo a Boston. Abbiamo controllato costantemente i nostri telefoni. Non stavamo guardando la CNN. Non siamo andati sui siti web del Boston Globe o del Boston Herald. E certo non abbiamo aspettato un giornale cartaceo il giorno successivo per leggere un articolo della Associated Press.

Siamo stati tutti su Twitter. Uno di noi ha detto, e poi ha twittato: «Questa sera sarà ricordata come la sera in cui sono morti i vecchi media». Fu una frase che nessuno di noi derise. Al massimo il contrario, eravamo tutti d’accordo.

Alle 5:24 pm del 18 aprile, l’account Twitter del Dipartimento di Polizia di Boston ha pubblicato un video di sorveglianza che mostrava i due sospetti, chiedendo a chiunque li riconoscesse di chiamare l’FBI. Ha avuto più di 7mila retweet.

A tarda sera, l’account Twitter del MIT (Massachusetts Institute of Technology, ndt) stava fornendo aggiornamenti su quanto stesse accadendo nel campus.

Durante la sera e nella mattinata successiva, i dipartimenti di polizia di Boston e del Massachusetts, l’ufficio stampa dell’FBI e il governatore del Massachusetts stavano twittando aggiornamenti, sia filtrando informazioni di altri che fornendone.

Ma più importante del crowdsourcing utilizzato dalle autorità sono state le persone – i cittadini – che si trovavano su Twitter nella tarda serata del 18 aprile e nella prima mattinata del 19. Decine di migliaia erano su Twitter, ascoltando il bollettino del dipartimento di polizia di Boston e aggiornandosi di secondo in secondo.

Tutti sono giornalisti adesso. Persone a migliaia di miglia da Boston erano sedute in casa propria di fronte a un computer per seguire una ricerca senza speranza. Ed erano molto più informate dei maggiori network d’informazione via cavo.

Le argomentazioni contrarie ai social media sono vere in questo caso. Un falso account Twitter è stato creato per impersonare l’attentatore della Maratona di Boston. Lo studente mancante dalla Brown University è diventato istantaneamente un sospetto, grazie a Twitter e Reddit.

Ma quegli utenti Twitter non erano gli unici a riportare informazioni fasulle. La CNN e la AP hanno riportato erroneamente che il sospetto della Maratona di Boston fosse stato arrestato nel giorno dell’attentato, lunedì 15 aprile. Il New York Post ha identificato per sbaglio due sospetti durante le esplosioni.

Queste sono le fonti di informazione riconosciute come affidabili per le notizie che diffondono. Ora comparatele alle persone che su Twitter non sono responsabili dei propri tweet.

In un mucchio di informazioni grossolane, le persone si sono connesse ai social media invece di seguire le notizie tradizionali e si sono tenute aggiornate su quanto stesse accadendo.

C’è stato un lungo processo di trasformazione nel campo del giornalismo da quando Internet è diventata di largo utilizzo. Molti giornali di spicco negli Stati Uniti d’America stanno subendo tagli significativi perché le persone non pagano più per le loro notizie: trovano tutto online gratis.

Abbiamo testimoniato la rilevanza del cambiamento dinamico nel giornalismo. I dinosauri dei media sono i giornali e il messaggio è chiaro: adattatevi o morite.

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