Irpileaks: segnala in maniera anonima e dai il via a un’inchiesta giornalistica


In seguito al post dell’altro ieri nel quale introducevamo la questione dell’anonimato in rete, proseguiamo la nostra ricerca analizzando l’aspetto positivo dell’anonimato.

È nata da poco una piattaforma web per bypassare l’omertà sfruttando l’anonimato, si chiama Irpileaks, è italiana e permette di segnalare in maniera anonima fatti o informazioni sensibili, utili ai fini di un’inchiesta giornalistica ma che potrebbero mettere in pericolo (o anche solo in grave imbarazzo) chi le condivide. Irpi – Investigative reporting project Italy è una cooperativa creata un anno fa da otto giornalisti che si occupano di inchieste. Vive di donazioni e realizza indagini giornalistiche che durano anche diversi mesi per poi proporle ai giornali una volta concluse.

al_via_irpileaks__la_prima_piattaforma_italiana_per_il_whistleblowing_9847Sul sito si trovano alcuni articoli scritti dai giornalisti che fanno parte di Irpi e soprattutto esiste una sezione che spiega in maniera dettagliata il procedimento per l’invio delle informazioni. Come funziona? L’anonimato è quasi raggiunto grazie a un sistema che si basa su Tor, un browser che consente all’utente di navigare sul web senza lasciare tracce e del quale ho descritto il funzionamento qui. Per farla breve: l’utente che si collega con Tor richiede l’accesso a un sito ma non viene indirizzato direttamente lì, la sua richiesta passa a un altro client (computer che utilizza Tor) a caso, che a sua volta rimanda a un altro client per un certo numero di volte, per poi raggiungere il server di arrivo richiesto all’inizio. In questo modo, il server destinatario registra l’Ip dell’ultimo client da cui è partita la richiesta, che quasi mai corrisponde al richiedente iniziale. Anche se l’anonimato non è garantito al cento per cento (rimbalzando qua e là, si potrebbe tornare al punto di partenza), ma ci si avvicina parecchio, pur rallentando moltissimo la velocità di trasmissione dei dati, ma con tutti quei rimbalzi è inevitabile.

Detto questo, facciamo alcune considerazioni giornalistiche su questo metodo. Sicuramente il fatto di poter condividere informazioni in maniera anonima rappresenta un incentivo per i cosiddetti “whistleblower”, termine portato in auge dal caso Snowden che sta a identificare tutti quelli che conoscono informazioni riservate molto importanti per la collettività e che scelgono di rivelarle in pubblico. Ma se questa opportunità può rappresentare un interessante spiraglio per trovare la forza di superare l’omertà (o meglio: superarla senza superarla), dall’altro può costituire un maggiore rischio di incappare in una fonte inaffidabile, che richiede quindi verifiche più lunghe e approfondite sulle informazioni. Insomma, più tempo per lavorare su un’inchiesta. Come spiegano Cecilia Ferrara e Cecilia Anesi di Irpi «Il sistema di Globaleaks, l’utilizzo di Tor e i vari passaggi necessari all’invio di informazioni è già un primo filtro per far arrivare solo i più motivati. Questo però non ovvia al lavoro successivo del giornalista, che è quello di incrociare i dati o prendere contatto con la fonte per verificarne l’attendibilità» (qui l’intervista completa).

Il procedimento di segnalazione è complesso, costituisce un filtro per le bufale poiché induce solo i più motivati a portarlo a termine

I segnalatori, che nella metà dei casi fanno parte del sistema che vogliono denunciare, sono protetti anche dal codice deontologico del giornalista che lo obbliga a tenere nascosta la propria fonte. Oltre al problema dell’omertà, c’è soprattutto il problema della sicurezza personale, perché «in genere i casi più segnalati riguardano attività tipiche del crimine organizzato o di corruzione nella pubblica amministrazione». L’iniziativa può quindi far cadere questo muro, anche se l’anonimato in rete, come stiamo vedendo in questi giorni, sembra non essere più garantito dall’utilizzo di browser come Tor. Più sicuro di così, come spiegano da Irpi, c’è solo “il passaggio brevi manu”.

L’ultima considerazione da fare riguarda l’interesse che il giornalismo d’inchiesta riscuote in Italia, dove il pubblico sembra richiedere questo genere di contenuti ma i giornali non concedono abbastanza spazio, spiegano ancora Cecilia Ferrara e Cecilia Anesi: «Stiamo producendo una serie di inchieste grosse che però trovano spazio solo all’estero. Proponiamo ai giornali italiani ma restiamo appesi per settimane perché, come commentava un collega, “se si rompe un’unghia Berlusconi non esiste più nient’altro”. È lo spazio che va ripensato. L’interesse? Quello c’è, basti pensare al successo che hanno trasmissioni televisive come quelle di Riccardo Iacona e Milena Gabanelli».

Leggi l’intervista completa a Cecilia Anesi e Cecilia Ferrara di Irpi >>

Una risposta a “Irpileaks: segnala in maniera anonima e dai il via a un’inchiesta giornalistica

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