Uno dei musei della comunicazione meglio assortiti d’Italia


Quando, nel 2008, Angelo Sessa ha aperto il Museo della Comunicazione di Imperia, chiamandolo Voci nell’etere, l’ha fatto completamente da solo. Sì, perché nel momento in cui sarebbe servito il sostegno delle istituzioni, una cosa che andasse oltre al taglio del nastro e alle pacche sulle spalle, c’è stato una sorta di fuggi fuggi generale. Purtroppo è una situazione già vista. Ma Sessa, titolare, insieme alla moglie, di un negozio di elettronica, non si è perso d’animo. Aveva bisogno di un luogo dove dare libero sfogo alla propria passione: il collezionismo. A Borgo Oliveto, piccolo agglomerato di case poco sopra Imperia, Sessa e sua moglie hanno riadattato un locale sottostante la loro abitazione per ospitare gli oltre 500 apparecchi posseduti.

Angelo Sessa di fianco al busto di Guglielmo Marconi

Angelo Sessa di fianco al busto di Guglielmo Marconi

Se qualcuno volesse fare una ricerca sull’evoluzione della radio nella storia, o scrivere un libro, ambientare un racconto o realizzare una tesi di laurea, questo è il posto giusto. Davvero incredibile che il museo sia mal segnalato e poco considerato persino dal Comune di Imperia. Se non fosse per la tenacia di Sessa, che come Museo ha dato alle stampe ben tre pubblicazioni (l’ultima verrà presentata il 26 ottobre al Museo della Radio e della Televisione di Torino), questo luogo resterebbe completamente dimenticato. Affiliato alla Fondazione Marconi, dedica all’inventore della radio un vero e proprio tributo con un busto che accoglie il visitatore al centro della sala principale.

Alcuni modelli di design

Alcuni modelli di design

Con competenza e dovizia di particolari, Angelo Sessa mostra i modelli di radio più datati e importanti, frutto di 25 anni di collezionismo. Si va dai modelli inglesi e francesi, tra i primi a sviluppare tecnologie accessibili al grande pubblico, fino a modelli italiani dalla storia curiosa, come la Radio Ramazzotti, prodotta dallo stesso Ramazzotti che poi, mollata la radiofonia, iniziò a produrre il notissimo Amaro. Ma c’è anche la Radio Balilla, apparecchio voluto da Mussolini in dimensioni e costi ridotti per poterlo rendere accessibile al maggior numero di famiglie italiane. Dietro questa scelta ci furono chiare motivazioni di propaganda, dato che negli anni ’30, quando fu costruita, il consenso passava quasi esclusivamente dalla radio. E mentre Sessa ci conduce attraverso le epoche storiche modello dopo modello, la parabola di questo fondamentale mezzo di comunicazione si delinea con molta chiarezza. La collezione di Sessa vanta infatti apparecchi degni di nota fino agli anni ’90, come lui stesso ammette, ma il motivo è molto semplice: dopo, più nessuno ha deciso di puntare sulla radio. Lo strapotere della televisione e l’affermazione del digitale hanno pensionato la radio per come la si conosceva prima: oggetto di massa, di design, apparecchio da compagnia, veicolo di informazione e propaganda, aggregatore e catalizzatore di comunità. Oggi quella radio non esiste più perché è stata sostituita da altri mezzi.

I modelli dei primi del '900 presentano spesso delle antenne che non passano inosservate

I modelli dei primi del ‘900 presentano antenne che non passano mai inosservate

Tra gli scaffali e le teche di Voci nell’etere però si trovano anche delle vere chicche che poco hanno a che vedere con l’ambito radiofonico. Sessa mostra con orgoglio un esemplare della pila di Alessandro Volta, un oggettino che sembra insignificante ma che ha cambiato per sempre l’utilizzo degli apparecchi elettrici ed elettronici. Ma si trovano anche i primi televisori portatili, dei grammofoni d’epoca ancora perfettamente funzionanti e alcuni telefoni pubblici, di quelli che ora non si vedono nemmeno più, soppiantati definitivamente dai dispositivi mobili. Una bellissima storia di evoluzioni e sostituzioni che emerge con forza dalla collezione di Angelo Sessa, impossibile non restarne affascinati e – perché no? – aver voglia di approfondire, se non la storia della radio, almeno la storia dei mezzi di comunicazione di massa, che in fondo è la storia dell’uomo.

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